Un mix tra Pista ed Enduro: il Super Motard TM 530
Scritto da Giada
Ho la moto perché sono una moto turista, mi piace viaggiare, esplorare e godermi curve e panorami. Per questo ho una sport tourer. Viaggiando, soprattutto su strade isolate e lontane dal traffico, spesso mi son imbattuta in sterrate panoramiche che costeggiavano boschi, laghi, montagne. Spesso, incrociandole sull’asfalto, avevo la curiosità di imboccarle per sapere dove avrebbero portato: in quale posto sconosciuto al turismo di massa, o quale scorcio inusuale mi avrebbero permesso di fotografare. La sport tourer però non è la moto più adatta per tentare questo tipo di “exploring”. Ed è stato principalmente per quello il motivo per cui mi son avvicinata all’enduro: prima quello degli sterrati e poi sempre con qualcosa di più impegnativo. A testimonianza di questa passione in garage la sport tourer si è vista accanto un enduro stradale.
Da qui nascono per me due vie parallele,
quella della strada e di qualche uscita in pista e quella dell’enduro con le uscite in Off o in qualche campetto da cross.
Qualche settimana fa mi arriva una mail da un gruppo di ragazze che praticano SuperMotard che mi invitava al loro evento annuale che si tiene nella pista di Ottobiano. Nella mail si specifica che sarà un evento completo sia nella parte stradale che in quella fuoristrada: ci saranno anche sessioni in pista e sessioni in OFF accompagnati da istruttori per chi volesse approcciarsi a questo mondo.
E’ fantastico, penso io, sulla carta questa disciplina del motociclismo unisce le mie due passioni e potrebbe essere una gran figata.
Decido allora di iscrivermi, e tramite una convenzione con un noleggio ho un TM530 per tutta la giornata ad un prezzo interessante.

Non sono abituata al 530 come cilindrata, in più i SuperMotard hanno mappature diverse e una prima parecchio lunga. Inoltre il Gas rapido rende ancora più brusca quella moto: in un mezzo grado di rotazione della manopola si passa da 0 ad almeno 30 cavalli in un nano secondo.
Questo mi crea non poche difficoltà, sia in pista dove è difficile iniziare ad accelerare con la moto inclinata perché tende ad in traversarsi, sia in fuoristrada perchè la cavalleria si scarica a terra su delle ruote completamente slick in un terreno assente di aderenza: anche con moto dritta e peso neutrale le reazioni all’accelerata sono brusche e la moto scarta violentemente.
Inizia la sessione in Off Road,
L’istruttore che ci segue è un ex-crossista, ci corregge l’impostazione sulla moto e insiste molto sullo stringerla bene in mezzo alle gambe (con l’interno coscia). Anche in fase di percorrenza delle curve in appoggio ci fa sempre guidare in piedi sulle pedane. Apprezzo particolarmente la cosa perché con quella moto, se stessi seduta non avrei abbastanza leva per correggere le reazioni improvvise.
Si passa poi ai salti e alla fase aerea, dove ci ricorda sempre che abbiamo delle slick per cui si raccomanda di parzializzare il gas per evitare che la moto si scomponga prima di staccarsi da terra. Apre anche una importante parentesi sulla taratura delle sospensioni: è impensabile tarare le sospensioni sulla parte in off e usarle così nella parte in pista. E’ in indispensabile fare l’esatto opposto, per cui oltre a tutte le difficoltà c’è da aggiungere il fatto che le forcelle son dure come pali e non filtrano alcuna asperità, anzi… tendono a far rimbalzare la moto!
Dopo qualche giro di palese disagio però inizio a prenderci la mano, e la cosa è anche divertente!
Continueremo per tutto il giorno ad alternare sessioni di Pista con sessioni di OFF.
Passiamo alla sessione in Pista.
Il primo turno in pista è interamente dedicato alla traiettorie. C’è da dire che il circuito di Ottobiano non è particolarmente lungo o complicato da ricordare, quindi avendoci girato già una volta l’anno scorso mi sentivo già abbastanza sicura. In aggiunta c’è anche da considerare il fatto che è molto “gommata” come pista, ovvero la traiettoria ideale è ben visibile perché di colore nero.
L’istruttore (questa volta una ragazza che corre nel Campionato SM), si mette davanti a segnare le linee ideali e a turno le stiamo dietro. L’andatura è tranquilla e permette a tutti di concentrarsi sulle traiettorie e non sulla guida in se. Il turno seguente invece è impiegato alla correzione di ognuno per cui a turno l’abbiamo alle spalle e non più a farci da mamma chioccia.
Sostanzialmente mi dice che le mie traiettorie sono a posto, a volte ho la tendenza a non sfruttare completamente tutta la pista nella preparazione della curva, ma che ci siamo.
Parlando invece della postura mi dice che son troppo stradale. Elenca tutti quelli che nel “mio mondo” sono invece pregi. Mi dice che mi sposto troppo con il corpo, che faccio scendere al moto di peso e non di forza. Mi dice che spingo troppo sulla pedana interna quando invece dovrei fare l’opposto!
Timidamente porgo domande del tipo “ma così facendo non vado a sollecitare troppo i pneumatici..” e cose del genere, ma lei mi guarda un po’ accigliata facendomi capire che in questo genere di moto il limite non è il pneumatico, ma solo il coraggio che uno ha a fidarsi di una moto di 100kg e 50cv.
Rientriamo e ci provo, faccio uno sforzo enorme e addirittura mi capita di alternare 4-5 giri in “SM style” ad 1-2 in “Stradale style”.
Lei mi dice che sto migliorando, io invece mi sento sempre un po’ insicura e ancora non mi è chiaro il movimento del fare scendere la moto di “cattiveria”.
Continuo a girare tutto il giorno, e ammetto che il risultato è un po’ randomico: in certe curve sembra che mi sia scattata la scintilla e abbia sentito la sensazione giusta sulla moto; in altre invece mi sembra di guidare veramente un po’ a caso.
Inoltre il 530 è molto particolare ai bassi regimi, è come se fosse irregolare nel girare: quindi nei tornantini lenti è difficile da gestire perché non esiste il concetto di “gas costante”. Bisognerebbe arrivare al punto massimo della frenata con il gas chiuso e poi riaprire subito, ancora prima della corda per fare tutta la curva in accelerazione.
Certo, facile a dirsi, ma non a farsi… Soprattutto con una moto così potente e brusca che si scompone non appena avverte una minima variazione sulla manopola destra!


In sostanza,
posso dire che il Super Motard è affascinante, molto divertente e potenzialmente uno sport “totale”. Nella realtà invece, per i miei gusti, è troppo ne carne ne pesce.
La scimmia del Motard non mi ha assalito, preferisco (potendolo fare) concedermi dei turni in pista con la stradale e in un altro giorno prendere la moto da enduro e andare a girare.
Consiglio però a chiunque voglia provare qualcosa di diverso questa esperienza. Sicuramente è propedeutica al fine di sviluppare maggiore sensibilità e trovare in sicurezza i propri limiti di guida in condizioni più estreme: come la scarsa aderenza .
Uh, quasi dimenticavo! A fine della giornata c’è stata anche la “superpole”, un giro lanciato e cronometrato. Senza punti di riferimento.
Com’è andato il mio?
UN T(RI)ONFO! 
Giada



