Prova: Ducati Diavel
Scritto da Commodoro
Quando è stata presentata, il pubblico si è diviso tra chi la trovava splendida e coloro ai quali non piaceva proprio.
I ducatisti di vecchio stampo non la accettavano, non capivano che cosa c'entrasse quella cosa simil custom con il pompone e con il DNA Ducati.
Io l'ho catalogata come un bell'esercizio di stile e di marketing perfetto per acchiappare una nuova fetta di mercato, magari a scapito di Harley Davidson, ma ero molto scettico su come sarebbe stato guidarla, mi sembrava troppo lunga e quel ruotone assurdo mi lasciava perplesso...
Oggi, dopo una giornata piena su e giù per l'appennino, su strade e stradine tra le meno adatte a questa moto, forse un'idea me la sono fatta.
Ma cominciamo dall'inizio. Stamattina presso Ducati Cusago, che ci ha gentilmente messo a disposizione la moto, la prima gradita sorpresa: il pompone, appena messo in moto, ha una bellissima voce, sorda, cupa, e trasmette piacevoli vibrazioni.
Il motore lo conosco, è simile a quello della Multistrada, anche se in versione un po' più cattiva. Parto con mappa touring e mi accorgo che "un po' più cattiva" è un eufemismo, le mappe touring e sport tenetele per poche e selezionate occasioni; in città, ma soprattutto sul misto stretto degli appennini, è molto meglio la più fruibile e redditizia mappa urban limitata a 100 cavalli.
La Diavel malgrado il posteriore da 240 è agile e piega bene, il gommone aiuta molto a scaricare a terra la potenza (che è veramente tanta!), ma rende la moto un po' faticosa da guidare se si tenta di forzare il passo. Del resto la Diavel non è una moto nata per quello. Il suo meglio viene fuori se si guida a ritmo anche allegro ma senza esagerare. Il suo destino non è quello di cercare la sfida su qualche passo, la Diavel è più una specie di dragster cittadino capace di accelerazioni davvero brucianti e di catturare l'attenzione di tutti.
Il motore è sicuramente il pezzo forte della Diavel, potente, forse anche troppo per questo tipo di moto ma, anche grazie alle mappature, sempre fruibile e dotato di una bellissima voce. La ciclistica è decisamente rigorosa, con un assetto abbastanza rigido, ottimo su asfalti buoni e strade lisce, decisamente in sofferenza sullo sconnesso. I freni sono impeccabili e l'ABS non è assolutamente invasivo. I cerchi sono uno spettacolo e la strumentazione è completa. La forma del faro riesce solo in minima parte a deviare il flusso dell'aria.
Bella o non bella è come sempre questione soggettiva ma, secondo me, nel suo genere la Diavel è bellissima e cattiva, entra perfettamente nel segmento per cui è stata pensata e credo entrerà nella lista dei successi commerciali di Ducati.
Anche Alessandro ha partecipato alla prova, ecco le sue impressioni:
Ducati, ancora una volta, presenta un mezzo in grado di stupire all'interno di un segmento molto particolare, quello delle streetfighter all'americana.
Estetica personalissima e molto curata nei particolari, dai cerchi al portatarga, la moto sembra la realizzazione di un preparatore più che un prodotto di serie. Il motore, dalla voce possente sin dai bassi regimi, spinge in maniera impressionante nelle mappature sport e touring, e rimane molto convincente persino nella mappatura urban, che rende questa belva un po' più docile, ma sempre impegnativa da domare.
Mi aspettavo una moto impossibile guardando la lunghezza, l'inclinazione della forcella e le dimensioni del pneumatico posteriore (ben 240!), ma in Ducati sono riusciti a fare un miracolo ciclistico. Se pure richiede un impegno consistente nella guida, la Diavel è comunque in grado di regalare delle belle soddisfazioni al pilota smaliziato. Certo la moto predilige i fondi perfetti e i tracciati poco tortuosi, ma non sfigura nemmeno sulle nostre strade appenniniche, a patto di tenere un ritmo inferiore a quello che il motore suggerisce.
La frenata è ottima, potente e modulabile, mentre le sospensioni sono piuttosto rigide e di scarsa escursione, ma da una moto di questa tipologia è difficile pretendere di più.
Pregi
- Fascino ed un'estetica molto grintosa, assolutamente una moto diversa dalle altre
- Motore e "voce"
- Una reinterpretazione del concetto Custom che non fa perdere il gusto di pennellare belle curve ad un buon ritmo.
Difetti
- Se si cerca di alzare il ritmo diventa impegnativa ed alla lunga faticosa
- Non ama lo sconnesso
- Protezione areodinamica quasi nulla
- Propensione al turismo per lo meno scarsa



