VIaggio sull'isola di Man - TT
Scritto da Ivano
Salve a tutti!
Approfitto dello spazio su Ruote in Piega per raccontarvi il mio primo TT, ovvero il Tourist Trophy sull’isola di Man.
Andare lì a vedere le gare, era un mio desiderio da anni e quest’anno si è creata finalmente l’opportunità! Anzi, a dire il vero tutto è iniziato l’anno scorso. Per prenotare il traghetto dall’Inghilterra all’isola di Man infatti, bisogna muoversi già un anno prima se si vogliono vedere le gare. Chi aspetta, si prende quello che rimane, rischiando però di riuscire a vedere solo le prove e a volte neanche quello!
Ecco il sito per la prenotazione dei traghetti: Traghetti .

Noi siamo arrivati sull’isola il primo giorno di gare e siamo ripartiti la sera del sabato successivo. Le gare infatti finiscono il venerdì con la categoria Senior e la tradizionale festa sul lungomare di Douglas la sera, con tanto di spettacolo pirotecnico.

Per il viaggio di andata abbiamo cercato di evitare il più possibile l’Inghilterra. E’ una noia mortale, - tutta autostrada - e per di più le autostrade inglesi sono molto trafficate. Abbiamo quindi deciso di prenotare il traghetto Rotterdam-Hull.
Sbarcati a Hull, ci siamo diretti verso la costa occidentale, a Heisham. Anche in questo caso, abbiamo evitato Liverpool. Molto meglio andare verso Heysham che è una città piccola, pratica da girare e con dintorni (monti Pennini) molto graziosi. Al porto di Rotterdam ci siamo trovati insieme a centinaia di bikers di tutto il Centro Europa. L’atmosfera è stata di grande amicizia.
Una volta sbarcati in Inghilterra, abbiamo cominciato a capire l’importanza della gara sull’isola per i britannici. Fermi ad un ristoro, siamo stati anche avvicinati da diverse persone che ci hanno chiesto informazioni sul nostro paese di provenienza e ci hanno spiegato che anche loro sarebbero stati sull’isola nei giorni successivi: molti erano veterani che seguono il TT da 30-40 anni.
Al traghetto Heysham-Douglas, l’atmosfera che abbiamo trovato è ancora più da gara. Abbiamo fatto amicizia con bikers che ne sanno di ogni. Appena sbarcati a Douglas, ci siamo ritrovati nel mezzo della gara! Dal traghetto infatti a circa 2 km di distanza, la strada era già sbarrata. Abbiamo mollato subito le moto (lasciando su tutto nessuno tocca nulla) e ci siamo ritrovati al quarter bridge, la staccata che arriva dopo circa 2 km di discesa dopo la partenza, nonché sede dell’omonimo pub. Abbiamo trovato appassionati di tutte le età, famiglie al completo e perfino anziani in carrozzina che sorseggiavano il tè. Radio Manx aggiornava costantemente sulla gara e l’atmosfera era incredibile, come se ci fosse la febbre nell’aria…
Nel frattempo era in corso la gara dei sidecar.

Più tardi ci siamo diretti verso la casa di Alan, un mannese che mette a disposizione la sua casa per i turisti del TT. Noi ci siamo trovati davvero benissimo: la mattina sveglia e colazione mega preparata dalla moglie, poi un po’ di giochi con i loro fantastici bimbi e poi via ogni giorno verso punti diversi della pista.
Per trovare un alloggio in cui dormire, abbiamo dovuto prenotare circa 4 mesi prima.
Tutti i giorni facevamo un giro nei paddock ed abbiamo anche fatto amicizia con Stefano Bonetti, unico pilota italiano al via: bergamasco di Castro, sul lago d’Iseo e naturalmente manico da paura che con pochi soldi e nessun aiuto dalla Federazione - che poi si riempie la bocca parlando del prestigio del TT - , ha deciso di partecipare alla gara. Lasciamo perdere.

Lui era lì con il suo camper - Ducato del 92 – con il fratello e due amici, una CBR 600 del 2008 per la supersport, una Kawasaki ZX 10 nuova di serie per Superbike, Stock e Senior. Sentirlo parlare affascina. In più di dieci punti del circuito con la mille è costantemente al limitatore in sesta! Vuol dire passare in mezzo ai paesi a 300 e passa. Vederlo fare dal vivo, su un muretto, lascia sbigottiti. Le gare sono molto pericolose. Qui non c’è via di fuga ed anche quest’anno ci sono stati diversi morti.
Stefano ci parla prima della gara delle supersport, quando si è ritrovato il motore della moto di un pilota irlandese in mezzo alla pista. Il pilota purtroppo è deceduto e alla radio parlavano di un serious accident. Qua è cosi. Se accetti di correre, sai qual’è il rischio.
Stefano ci parla poi delle moto: la BMW S 1000 va da paura ed ha un controllo trazione super. La Kawa 2011 va come la BMW, solo un po’ meno sugli 8-9000 giri, è un po’ più maneggevole ed ha una meccanica leggermente meno robusta. Aprila non va per niente, quella di serie. Honda, Suzuki e Yamaha si equivalgono. Discorso a parte per la Honda del leader MC Guinnes con Traction control dedicato per la strada ed erogazione pulita che ti permette di aprire prima e tutto. Tutte cose che vedevamo coi nostri occhi (e orecchie!).
La pista è lunghissima, circa 60 km. Per andare forte devi conoscerla a memoria.Vietato sbagliare. Le condizioni meteo e dell’asfalto variano molto da zona a zona. Puoi avere il sole a Douglas e un nebbione o pioggia sul mountain che quest’anno era aperto al traffico privato tutti i giorni.

Non c’era il classico mad sunday. Noi il giro ce lo facciamo tutti i giorni dopo le gare. La prima volta vado di conserva, le seguenti vedo i 200 ed ero con un endurona. Parecchi con le stradali ci superano,sicuramente sui 260-270. Alcuni non vanno molto di meno dei piloti di bassa classifica! Pure in curva, visto di persona.
Un giorno vediamo pure la gara dalla tribuna centrale: il Grand Stam - anch’esso prenotato prima – e posso dire che solo andare lì da l’idea reale di cosa sia il TT. Aggiungo che l’isola è bellissima a prescindere dalla gara. Ho un bellissimo ricordo, ci tornerò.
Le altre foto: QUI

Un'esperienza a Misano
Scritto da Laura
Trovo a fatica le parole per descrivere uno dei weekend più emozionanti della mia vita.
Partita giovedì dopo pranzo con destinazione Misano, dopo 4 ore di macchina sotto pioggia, pioggerellina e fiocchi di neve, mi sono diretta subito in circuito per completare l'iscrizione e cominciare a guardarmi intorno.
Con appena un paio di gradi, mentre scendevo dalla macchina e mi dirigevo con un vento tagliente ed un freddo becco verso il bilico della Rehm, continuavo a chiedermi come avrei potuto superare il "PROBLEMA": pista nuova, moto nuova, tempo di cacca.
Nell'albergo di Misano Adriatico - dove con questa stagione non passano manco i lupi - per un momento ho quasi pensato di tornare a casa.
Come dice però il proverbio "quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare...", accantonati subito i pensieri negativi, come unico sforzo mi sono imposta quello di dormire in attesa dell'inizio di "tutto" per vedere che cosa succede....
Venerdì: Entro in box e riesco finalmente ad ammirare la "mia" bimba gentilissimamente offerta per l'occasione da Anus (grassieeeeeeeeeeeee!!). Trattasi di una R6 tutta nera, bella lì già pronta, con cavalletti, termocoperte e chi più ne ha più ne metta.... Quasi mi viene da pensare "qui si fa seriamente......!"
Il tempo nefasto degli ultimi giorni però fa si che la pista sia bagnata ed umida, impraticabile per le slick della mia moto... per cui la mattina passa senza riuscire neanche a cambiarmi, in attesa che l'asfalto cominci ad asciugarsi.
Il primo pomeriggio per fortuna, i nostri desideri vengono esauditi ed arriva l'ora di darsi da fare. Salgo in moto e cerco di prendere confidenza. Entro in pista e mi tremano le gambe. Cerco di cominciare a fare qualche curva e sento da subito l'adrenalina in corpo.. certo, non è facile capire cosa fare e a cosa dare priorità. L'asfalto seppur semi asciutto non da molta fiducia.. mi sento un po' sulle uova.
Cerco di vedere come va...ed il trasponder - nonostante io mi sia ripetuta mille volte che il tempo non deve essere rilevante per me - comincia a far il suo lavoro ed a tirar fuori i primi numeri: 2'32 iniziale che poi si trasforma in un 2'23.
Sabato: giornata grigia anche questa. L'asfalto è sempre umidiccio e la bandiera sempre gialla e rossa fino a tarda mattinata. Poi di nuovo dentro a sfruttare il tempo a disposizione. Non mi sento molto a mio agio...continuo a divertirmi nonostante non sia ancora arrivato il sole. Il Curvone però mi innervosisce... la curva non curva, la ruota non ruota... si insomma quei momenti di poca convinzione senza motivo che ognuno cerca di giustificare in qualche maniera. In ogni caso, il 2'23 diventa 2'19. Sto migliorando ma che paracarro....non sono neanche tanto convinta di voler fare la garetta per i lenti...
Domenica qualcosa cambia....

Mi sveglio piena di carica in corpo e voglia di divertirmi seriamente. Apro la tenda dell'albergo e vedo un cielo azzurro come pochi. Capisco che è la volta buona per cercare di rendere l'esperienza più indimenticabile di quanto già non sia, quindi forte di testa, decidiamo con l'amico di Anus che anche lui vive come me l'emozione della prima volta a Misano, di andare in circuito presto in modo da sperimentare le prove libere prima della garetta prevista per mezzogiorno.
L'amico di Anus in questi tre giorni sta costantemente 2/3 secondi sotto di me, quindi decido che oggi lui diventa il mio più diretto amico/nemico 
Vado dentro e già mi sento un'altra persona. Sento la moto andare.. trovo più feeling ed acquisto fiducia... ad un certo punto, alla Rio mi capita pure di grattare la saponetta che, complice la mia inchiappataggine e l'altezza della moto, in questi giorni non ho visto neanche da lontano. Tra l'altro scena comica da descrivere: la prendo larga, stringo subito e mi sento bella giù...mentre sono tutta giù sento SGGGGGRRRAAAAAT e penso... ODDIO S'E' ROTTA LA MOTO... tiro su il ginocchio, mi sposto con il corpo, mi si scompone la moto, vado larga sulla Rio, quasi cado dalla moto.... accelero per dare un po' di stabilità e recupero in extremis. Decido che se per grattare la saponetta mi devo quasi stendere per terra, è meglio lasciar stare 
In ogni caso, la confidenza cresce e stampo un 2'15.... mi sento un pochino più soddisfatta e mi preparo psicologicamente alla garetta per i lenti.
Poi Anus ed un suo amico si prestano al nostro ritmo lento e facciamo un giro con loro davanti e noi dietro. Mi si apre un mondo davanti. Le traiettorie sono più arrotondate ed io mi trovo decisamente molto meglio. Vedo che alla Quercia la traiettoria ideale sarebbe molto chiusa sul cordolo interno... ma io decido che per i tempi a cui andiamo, preferisco trovare più feeling prendendola più larga e puntando solo alla parte finale del cordolo interno.
Comunque... bando alle ciance... arrivano le 12.00 ed io devo andare in bagno.
Al parco chiuso, Anus mi chiede... "ci sarà la benzina, si?" E io.... "speriamo..." alla fine si decide che benzina o non benzina... riserva o non riserva io vado e poi come finisce finisce. Bel presupposto per partire.. come se non fossi già abbastanza nervosa!!
Il mio acerrimo amico/nemico
è proprio davanti a me ed entriamo in pista per la partenza lanciata. Al secondo giro la gara parte ed io mi fiondo alla ricerca del sorpasso.
Trovo un bello spunto alla fine del curvone...butto giù una marcia e mi fiondo verso il carro e provo a scappare, che poi magari mi ripiglia....
STANDING OVATION ai muretti... non ci posso credere!! Io cambio marce come una matta sul rettilineo e li vedo tutti lì arrampicati sul muretto a incitarmi come neanche nei migliori grampremi di moto GP....
Mi emoziono e quasi mi dimentico di chiudere il GAS! Arrivo in staccata e giù due marce. Chissà dov'è l'amico/nemico e io nel dubbio, continuo a correre come una matta! VAI VAI VAI.... e la moto va benissimo... alla quercia alla staccata non mi sento quasi le braccia... poi butto giù e via verso il Tramonto e quell'immenso curvone.... decido che CHISSENEFREGA... oggi è la mia piccola garetta da lenta e quindi niente paura... acceleriamo!
Vado bella spedita e mi ritrovo in poco tempo sul rettilineo... Ancora giù di gas ed eccoli ancora lì tutti arrampicati sul muretto peggio di prima... GRAZIE RAGAZZI VI ADORO! 
2'12
ZAC!! Arriva la spia della RISERVA! Ma porca eva.... dovrò mica terminare la garetta andando per i campi a moto spentaaaa... no ehhhhhhh!
Atteggiamento positivo: moto in riserva? Filosofia dell'ottimismo: fa niente, allora è più leggera... continuo a tirare.
bruuuuuuuuuuuummmmmm.... ripasso davanti al traguardo.
2'10

Dai che ce la faccio a finire in piediiiiiiiiiiiiiiiiii......
Altro passaggio del circuito e finalmente bandiera a scacchi!! Weeeeeeee ce l'ho fatta .... SONO ANCORA VIVA!!! Sono la lenta tra i lenti ed invece mi sembra di aver vinto il MOTOGP, la SuperBike e la SuperStock mondiale tutte e tre insieme. Cerco il pubblico per salutare ed anche se non c'è nessuno mi sembra di vedere le tribune gremite.... accarezzo la mia motona e faccio quei tornantoni con la tranquillità di una che sa di aver finito una piccola avventura e che adesso vuole vivere gli ultimi secondi su un tracciato che non dimenticherò più.
Rientro ai BOX e sono tutti lì ad aspettarmi.... se ne fossi capace farei un'impennata....
Chiudo il weekend con un sorriso a 72 denti.
Grazie Anus! E' stata un'esperienza indimenticabile.....
Il viaggio verso Est di Ivanuccio
Scritto da Ivanuccio
Quest' estate il programma era di andare in Iran. Essendi il progetto saltato per vari motivi, ho preso la decisione di farmi un giro verso l'est Europa. Quindi dopo una Route des Alpes, qualche divagazione nella Foresta Nera e una visita al raduno BMW di Garmisch ho puntato il muso della moto verso oriente. Ho attraversato la Repubblica Ceca, la Slovacchia coi monti Tatra, l' Ungheria, la Romania, in particolare la Transilvania, la Bucovina e i monti Maramures. In totale 9000 km in poco più di 3 settimane.

Nessuna anomalia meccanica, 2 giorni a letto con la febbre vicino al castello di Dracula, ho speso poco e riportato tanti bei ricordi. E' un giro che consiglio a tutti. Aggiungo che x chi fa off,nell est europa c è da sbizzarrirsi. In merito ai prezzi vi dico solo che generalmente dormivo in albergo a 8 euri a notte. Una cena sui 4-5 euri. La birra media,in repubblica ceca costa circa 75 centesimi. La benzina in Romania sui 90 centesimi. Problemi con le forze di polizia incontrate, nessuno. Sempre gentili ed incuriositi. Lo stesso vale per la popolazione locale. In Romania si fa amicizia facilmente anche grazie alla diffusione dell italiano.
Buona strada!
Ivano (Ivanuccio)
20.000 pieghe 2010
Scritto da Matteo
In questo splendido mese di giugno, quando ormai si sprecano monsoni tropicali anche nello stivale, ho partecipato ad una gara di fondo e regolarità della FMI, la 20000 Pieghe. Si tratta di una competizione organizzata dal moto club di Genova con a capo il fantastico Sig. Risso, alias “M”, giunta alla seconda edizione, che tra ‘controlli orari’, ‘controlli timbro’ e domande trabocchetto tipo caccia al tesoro mi ha permesso di percorrere strade e passi mai visti prima, oltre che di riscoprire zone che credevo di conoscere a menadito, gustando la difficoltà della navigazione (invece di seguire il ‘solito’ 990 bianco…).
Ma andiamo con ordine. La partenza è prevista da San Marino il 17/06 ma le operazioni di registrazione saranno il mercoledì precedente, per cui decido di partire da Milano al mattino presto, SOTTO L’ACQUA, per viaggiare su una via che non verrà toccata dal percorso ufficiale. Sì, perché da circa un mese, sul sito ufficiale (www.adventuriders.com), sono presenti dei roadbook di massima che saranno rispettati al 90%. Esco quindi dalla MI-FI a Sasso Marconi e seguo la SS65 sino a Fiesole passando da Raticosa e Futa giusto per gradire per poi girare ad est verso la Consuma sulla SR70. Tralasciando che già mi perdo nei dintorni di Pontassieve (cominciamo bene!!!), ricordo che su questa strada ci sono delle curve talmente belle che qualche buontempone ha disegnato dei cordoli bianchi e rossi sull’asfalto! Poi: Valico dello Spino, Passo di Frassineto, Passo di Viamaggio e Badia Tedalda su sino a San Marino per la SP258.
Mi son sentito come un cavaliere medioevale che si avvicina al paese dove si sta per tenere la giostra più importante della stagione. “Giungeran patrizi da tutta l’italica penisola e pur dall’isole correlate”.
Lì di cavalieri (e cavalieresse) ne ho incontrati tanti. Nel polso e nell’animo. Lo spirito che ho avvertito è questo: “Stretta di mano in guanto di ferro”. Tutto per l’onore.
Ma non fraintendetemi: non per l’onore della vittoria, della perfezione o del risultato, ma per l’onore che tanto più è grande quanto misura dell’amicizia e del rispetto che il moderno cavaliere ad ogni attimo guadagna coi compagni di ventura, grazie all’attenzione per l’altro ed alla collaborazione, alla dedizione per la propria cavalcatura ed al lavoro di gruppo.
Dal Codice cavalleresco italiano di Jacopo Gelli:
« ... l'onore viene determinato dalla stima e dalla considerazione che una persona onesta ha saputo acquistarsi nella opinione pubblica mediante le azioni compiute, sempre in linea con i dettami delle leggi naturali e civili…»
Chiusa questa parentesi romantica sulla falsa riga del “Dolce Stilnovo”, espleto la registrazione e ricevo tabella con numero stile ‘Mille Miglia’ (7:39 BLU), il primo roadbook, composto sempre da tre cartoncini, una serie di istruzioni/regolamenti e il “braccialetto dell’OLLINCUSIV”, che mi permetterà di mangiare, bere e dormire alle varie tappe (per una quota totale di 439 Euro). A cena comincia a salirmi un po’ di sfrizzicore per le descrizioni sull’edizione dell’anno scorso: gente che s’è persa ed è arrivata a destinazione dopo l’una di notte, gente che ha sbagliato strada ed ha percorso guadi e pietraie (bene per la mia Kappa..), acquazzoni estivi con vento da far cadere una moto in movimento! Ecchecca…… mi sono iscritto alla Dakar???
Mi addormento tra incubi di sabbie mobili e scorpioni…
L’indomani, sveglia presto: è il gran giorno. Sono sei mesi che lo aspetto ed ho il tremore alle ginocchia come quando facevo gli esami. Sarò all’altezza? Packing dei bagagli, perché gli effetti personali vanno trasportati dal concorrente, foto di rito con facce gonfie alle 7 del mattino e, nemmeno me ne accorgo, alle 7.39 il commissario di gara FMI mi dà il segnale di ‘strada libera’!
Si parte a coppie ogni minuto, perciò si formano dei gruppetti tra i concorrenti che partono nei minuti vicini: io vengo assimilato dai 7.36, 37 e 38. Siamo 7. Eterogenei come può esserlo la somma di mele con pere, di estrazione territoriale diversa come solo l’Internazionale FC può fare…
Siamo da subito affiatati e dove il buon Luciano di Imola (Bandit 1250) non conosce le strade ci si ferma a studiare per pochi secondi la cartina. Passo di Cantoniera, Valico di Montecoronaro, Passo dei Mandrioli, Valico Croce Mori (veramente stupendo!!!). Il tempo regge, anche se all’orizzonte si vede un bel nero, sin tanto che non giungiamo al Passo del Muraglione: allora, mentre siamo dentro al bar del valico per il timbro di controllo e per gustare dei buonissimi affettati toscani (ad ogni sosta l’organizzazione ha provveduto a farci assaggiare un prodotto tipico della zona), fuori si scatena l’inferno. Giusto il tempo di correre fuori a recuperare i caschi ed i guanti, che inizia a grandinare, con un vento che per poco non sembra sradicare il muraglione che dà il nome al passo! ARMAGEDDON.
Pioggia tuoni e fulmini. Siamo fortunati ad aver preceduto il nero di pochi istanti: i concorrenti che ci seguono arrivano al timbro fradici più di un passeggero del Titanic! E’ un monsone: 10 minuti ed è tutto passato, perciò si riparte rapidi per recuperare i minuti persi. E’ vero che la media da tenere è di 35 Km/h, ma se si considerano soste benzina, pipì, sigaretta, controllo cartina, soste per timbri, per acquistare le cartoline dove indicato o per rispondere alle domande su monumenti e paesi visitati, chiacchiere, tracche e ballacche, alla fine in moto devi andare almeno a 50-60 Km/h. Almeno.
Proseguiamo per Collo di Casaglia, Raticosa, Futa, Bacino di Suviana ed è un continuo metti-togli l’antipioggia, senza considerare le strade sporche di rami, terriccio e foglie. Infine Passo di Oppio ed arrivo all’Abetone verso le 19:30, dove ci aspetta un eccezionale aperitivo all’aperto, seguito da doccia e cena in baita, grazie alla risalita in ovovia aperta apposta per noi. Cenetta leggera leggera, senza vino praticamente………. :-D
Infatti la notte passa rapidissimamente, nel silenzio surreale dell’Abetone.
7:39
Pronto di nuovo.
Destinazione finale: Santo Stefano D’Aveto.
Oggi sono assai carico: le strade le so. E mi piacciono!
Passo delle Radici, direzione Passo di Pradarena. Boschi e stradine asfaltate sino a Collagna sulla S63, poi Passo del Lagastrello, verso Comano.
Ecco. Se seguite queste indicazioni su di una cartina vi verrà semplice uscire dalla S63 verso nord sulla P68 (vi sento già che fate frusciare le cartine, seduti alla scrivania di casa…). Sappiate che questa strada è una strada bianca. Anzi, le piacerebbe proprio esserlo: a me ed alla Kappona pare proprio un bel OFF. Pietre, sassi, fango ed un paio di guadi, tanto che alla fine di questi 4-6 Km devo togliere la melma e le foglie dal puntale perché ostruiscono il radiatore!!! Il peggio è che non capisci mai quanto manchi all’asfalto e ti chiedi perché o quando sarà il momento di cambiare moto con un bel GS o un 990 ADV! Come se non bastasse resto indietro un bel pezzo dai miei compagni che hanno un GS1150, un’Honda VF dell’84, un F650GS twin, un Bandit ed un GSX-R1000 (come faccia a guidarlo in piedi sulle pedane?!), vengo superato da un quartetto di concorrenti e SI METTE A PIOVIGGINARE: vorrei avere il tasto per le gomme chiodate come nei migliori film di James Bond, ma è già tanto che abbia l’ESA…
Dietro una curva, eccolo, l’agognato cemento. E via di gas per recuperare il gruppo, presto fatto in direzione Passo di Lagastrello, Passo di Ticchiano, Passo Cirone.
Quando si arriva sul Passo del Bratello “ci dò che ci dò” davvero e recupero un sacco di tempo. Mi faranno i complimenti a sera per la guida pulita e rotonda sempre dalla mia parte di strada: so chi devo ringraziare per questo.. Cento Croci alla grande, lo conosco a memoria, Passo del Bocco, Prato Sopra la Croce (stradina stupenda!), Forcella ed arrivo a Santo Stefano entro le 18:30. Ce l’ho fatta. Peccato abbia finito il posteriore. Ora, so che ‘qualcuno’di voi dirà: “Non capisco quelli come te, che si comprano una moto da 20 mila euro e poi non le cambiano mai gli pneumatici!”; il problema è che io le gomme le avevo anche messe belle nuove a Milano, poco prima della partenza, ma col posteriore di questo Power 2CT ci ho fatto solo 2800 Km!!! Poco male: c’è un servizio di cambio gomme che segue la gara (pneus7); la scelta non è infinita, ma per il mio 190 trovano un BEL Conti Sport Attack…
Solita cenetta a base di verdurine e camomilla, senza vino (tanto leggera che il giorno dopo devo prendere un Malox..) e tutti a nanna.
Bilancio del secondo giorno: niente pioggia, strade pulite, cibo eccelso. Per tutto il resto c’è Mastercard..
Terza ed ultima rush. Anche queste sono zone che ho imparato con giri diversi, ‘ad minchiam’ direi. Passo di Fregarolo, Propata, Torriglia, Laccio, Montoggio, Nenno, Crocefiechi, Pian dei Grilli (spuntino…), Piani di Praglia. Sin qui ci segue un accenno di pioggia, che aumenta non appena usciamo dal Rifugio la Chellina a Praglia, dopo un ‘piattino’ di ravioli al ragù. Da allora è sempre peggio, tanto che sul Passo del Faiallo prendo la testa del mio gruppo e li guido attraverso una nebbia densa quanto una meringa sino ad Urbe. Ci giungono notizie che le condizioni meteo dietro di noi stanno peggiorando rapidamente. Intanto si prosegue per il Colle del Giovo, Colle di Melogno sino a Calizzano. Siamo in perfetto orario, nonostante l’acquazzone che ci segue da dopo il Faiallo.
Dato il meteo tremendo, gli organizzatori decidono di sospendere la gara qui a Calizzano, anche perché i concorrenti sono sparsi ormai su circa 3 ore di strada e l’assistenza, le staffette, i marshal in moto ed i 3 medici motociclisti non riescono a garantire un’adeguata copertura di sicurezza.
Si noti che a Calizzano incontro inaspettatamente e con estremo piacere Yaya e Maxfrancesco, conosciuti al corso in ottobre, che mi accolgono affettuosamente, riempiendomi di domande: li convinco a partecipare il prossimo anno!
Ultimo timbro quindi e poi in un’ora arriviamo ad Alassio, passando per Bardineto, Colle Scravaion e lo stupendo Castelvecchio di Rocca Barbena.
In centro a due passi dal mitico Muretto ci aspetta la gloria del traguardo. Sotto gli sguardi dei pochi turisti e degli alassini tutte le moto vengono radunate accanto alla passeggiata sul lungo mare, mentre i concorrenti si scambiano pacche sulle spalle (fradice d’acqua piovana…) e numeri di telefono per mantenersi in contatto. Purtroppo l’attesa festa con buffet organizzata dal comune non s’è potuta tenere causa tempo davvero novembrino. Alla cena di gala ci si è però rifatti: solite pietanze succulente innaffiate da ottimo vino, in abbondanza. Tanto, causa pioggia, siamo arrivati al ristorante del porto tutti a piedi o in taxi: davvero dei duri motorrader!!!
Nello stesso locale, la domenica, si tiene la premiazione. Nell’aria c’è un non so che ‘di impresa’, qualcosa che collega tutti noi con un filo invisibile, un collante che è fatto di passione, amore ed amicizia. Gli applausi però mi paiono già carichi di rimpianto e malinconia: siamo alla fine e manca tutto un anno alla prossima 20000 pieghe. Poi guardo meglio: è concentrazione; ognuno in cuor suo sta già pensando a come far meglio e con che moto. Ragazzi la sfida 2011 comincia da subito!
Teo
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