20.000 pieghe 2010

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In questo splendido mese di giugno, quando ormai si sprecano monsoni tropicali anche nello stivale, ho partecipato ad una gara di fondo e regolarità della FMI, la 20000 Pieghe. Si tratta di una competizione organizzata dal moto club di Genova con a capo il fantastico Sig. Risso, alias “M”, giunta alla seconda edizione, che tra ‘controlli orari’, ‘controlli timbro’ e domande trabocchetto tipo caccia al tesoro mi ha permesso di percorrere strade e passi mai visti prima, oltre che di riscoprire zone che credevo di conoscere a menadito, gustando la difficoltà della navigazione (invece di seguire il ‘solito’ 990 bianco…).

Ma andiamo con ordine. La partenza è prevista da San Marino il 17/06 ma le operazioni di registrazione saranno il mercoledì precedente, per cui decido di partire da Milano al mattino presto, SOTTO L’ACQUA, per viaggiare su una via che non verrà toccata dal percorso ufficiale. Sì, perché da circa un mese, sul sito ufficiale (www.adventuriders.com), sono presenti dei roadbook di massima che saranno rispettati al 90%. Esco quindi dalla MI-FI a Sasso Marconi e seguo la SS65 sino a Fiesole passando da Raticosa e Futa giusto per gradire per poi girare ad est verso la Consuma sulla SR70. Tralasciando che già mi perdo nei dintorni di Pontassieve (cominciamo bene!!!), ricordo che su questa strada ci sono delle curve talmente belle che qualche buontempone ha disegnato dei cordoli bianchi e rossi sull’asfalto! Poi: Valico dello Spino, Passo di Frassineto, Passo di Viamaggio e Badia Tedalda su sino a San Marino per la SP258.

Mi son sentito come un cavaliere medioevale che si avvicina al paese dove si sta per tenere la giostra più importante della stagione. “Giungeran patrizi da tutta l’italica penisola e pur dall’isole correlate”.

Lì di cavalieri (e cavalieresse) ne ho incontrati tanti. Nel polso e nell’animo. Lo spirito che ho avvertito è questo: “Stretta di mano in guanto di ferro”. Tutto per l’onore.

Ma non fraintendetemi: non per l’onore della vittoria, della perfezione o del risultato, ma per l’onore che tanto più è grande quanto misura dell’amicizia e del rispetto che il moderno cavaliere ad ogni attimo guadagna coi compagni di ventura, grazie all’attenzione per l’altro ed alla collaborazione, alla dedizione per la propria cavalcatura ed al lavoro di gruppo.

Dal Codice cavalleresco italiano di Jacopo Gelli:

« ... l'onore viene determinato dalla stima e dalla considerazione che una persona onesta ha saputo acquistarsi nella opinione pubblica mediante le azioni compiute, sempre in linea con i dettami delle leggi naturali e civili…»

Chiusa questa parentesi romantica sulla falsa riga del “Dolce Stilnovo”, espleto la registrazione e ricevo tabella con numero stile ‘Mille Miglia’ (7:39 BLU), il primo roadbook, composto sempre da tre cartoncini, una serie di istruzioni/regolamenti e il “braccialetto dell’OLLINCUSIV”, che mi permetterà di mangiare, bere e dormire alle varie tappe (per una quota totale di 439 Euro). A cena comincia a salirmi un po’ di sfrizzicore per le descrizioni sull’edizione dell’anno scorso: gente che s’è persa ed è arrivata a destinazione dopo l’una di notte, gente che ha sbagliato strada ed ha percorso guadi e pietraie (bene per la mia Kappa..), acquazzoni estivi con vento da far cadere una moto in movimento! Ecchecca…… mi sono iscritto alla Dakar???

Mi addormento tra incubi di sabbie mobili e scorpioni…

L’indomani, sveglia presto: è il gran giorno. Sono sei mesi che lo aspetto ed ho il tremore alle ginocchia come quando facevo gli esami. Sarò all’altezza? Packing dei bagagli, perché gli effetti personali vanno trasportati dal concorrente, foto di rito con facce gonfie alle 7 del mattino e, nemmeno me ne accorgo, alle 7.39 il commissario di gara FMI mi dà il segnale di ‘strada libera’!

Si parte a coppie ogni minuto, perciò si formano dei gruppetti tra i concorrenti che partono nei minuti vicini: io vengo assimilato dai 7.36, 37 e 38. Siamo 7. Eterogenei come può esserlo la somma di mele con pere, di estrazione territoriale diversa come solo l’Internazionale FC può fare…

Siamo da subito affiatati e dove il buon Luciano di Imola (Bandit 1250) non conosce le strade ci si ferma a studiare per pochi secondi la cartina. Passo di Cantoniera, Valico di Montecoronaro, Passo dei Mandrioli, Valico Croce Mori (veramente stupendo!!!). Il tempo regge, anche se all’orizzonte si vede un bel nero, sin tanto che non giungiamo al Passo del Muraglione: allora, mentre siamo dentro al bar del valico per il timbro di controllo e per gustare dei buonissimi affettati toscani (ad ogni sosta l’organizzazione ha provveduto a farci assaggiare un prodotto tipico della zona), fuori si scatena l’inferno. Giusto il tempo di correre fuori a recuperare i caschi ed i guanti, che inizia a grandinare, con un vento che per poco non sembra sradicare il muraglione che dà il nome al passo! ARMAGEDDON.

Pioggia tuoni e fulmini. Siamo fortunati ad aver preceduto il nero di pochi istanti: i concorrenti che ci seguono arrivano al timbro fradici più di un passeggero del Titanic! E’ un monsone: 10 minuti ed è tutto passato, perciò si riparte rapidi per recuperare i minuti persi. E’ vero che la media da tenere è di 35 Km/h, ma se si considerano soste benzina, pipì, sigaretta, controllo cartina, soste per timbri, per acquistare le cartoline dove indicato o per rispondere alle domande su monumenti e paesi visitati, chiacchiere, tracche e ballacche, alla fine in moto devi andare almeno a 50-60 Km/h. Almeno.

Proseguiamo per Collo di Casaglia, Raticosa, Futa, Bacino di Suviana ed è un continuo metti-togli l’antipioggia, senza considerare le strade sporche di rami, terriccio e foglie. Infine Passo di Oppio ed arrivo all’Abetone verso le 19:30, dove ci aspetta un eccezionale aperitivo all’aperto, seguito da doccia e cena in baita, grazie alla risalita in ovovia aperta apposta per noi. Cenetta leggera leggera, senza vino praticamente……….  :-D

Infatti la notte passa rapidissimamente, nel silenzio surreale dell’Abetone.

7:39

Pronto di nuovo.

Destinazione finale: Santo Stefano D’Aveto.

Oggi sono assai carico: le strade le so. E mi piacciono!

Passo delle Radici, direzione Passo di Pradarena. Boschi e stradine asfaltate sino a Collagna sulla S63, poi Passo del Lagastrello, verso Comano.

Ecco. Se seguite queste indicazioni su di una cartina vi verrà semplice uscire dalla S63 verso nord sulla P68 (vi sento già che fate frusciare le cartine, seduti alla scrivania di casa…). Sappiate che questa strada è una strada bianca. Anzi, le piacerebbe proprio esserlo: a me ed alla Kappona pare proprio un bel OFF. Pietre, sassi, fango ed un paio di guadi, tanto che alla fine di questi 4-6 Km devo togliere la melma e le foglie dal puntale perché ostruiscono il radiatore!!! Il peggio è che non capisci mai quanto manchi all’asfalto e ti chiedi perché o quando sarà il momento di cambiare moto con un bel GS o un 990 ADV! Come se non bastasse resto indietro un bel pezzo dai miei compagni che hanno un GS1150, un’Honda VF dell’84, un F650GS twin, un Bandit ed un GSX-R1000 (come faccia a guidarlo in piedi sulle pedane?!), vengo superato da un quartetto di concorrenti e SI METTE A PIOVIGGINARE: vorrei avere il tasto per le gomme chiodate come nei migliori film di James Bond, ma è già tanto che abbia l’ESA…

Dietro una curva, eccolo, l’agognato cemento. E via di gas per recuperare il gruppo, presto fatto in direzione Passo di Lagastrello, Passo di Ticchiano, Passo Cirone.

Quando si arriva sul Passo del Bratello “ci dò che ci dò” davvero e recupero un sacco di tempo. Mi faranno i complimenti a sera per la guida pulita e rotonda sempre dalla mia parte di strada: so chi devo ringraziare per questo.. Cento Croci alla grande, lo conosco a memoria, Passo del Bocco, Prato Sopra la Croce (stradina stupenda!), Forcella ed arrivo a Santo Stefano entro le 18:30. Ce l’ho fatta. Peccato abbia finito il posteriore. Ora, so che ‘qualcuno’di voi dirà: “Non capisco quelli come te, che si comprano una moto da 20 mila euro e poi non le cambiano mai gli pneumatici!”; il problema è che io le gomme le avevo anche messe belle nuove a Milano, poco prima della partenza, ma col posteriore di questo Power 2CT ci ho fatto solo 2800 Km!!! Poco male: c’è un servizio di cambio gomme che segue la gara (pneus7); la scelta non è infinita, ma per il mio 190 trovano un BEL Conti Sport Attack…

Solita cenetta a base di verdurine e camomilla, senza vino (tanto leggera che il giorno dopo devo prendere un Malox..) e tutti a nanna.

Bilancio del secondo giorno: niente pioggia, strade pulite, cibo eccelso. Per tutto il resto c’è Mastercard..

Terza ed ultima rush. Anche queste sono zone che ho imparato con giri diversi, ‘ad minchiam’ direi. Passo di Fregarolo, Propata, Torriglia, Laccio, Montoggio, Nenno, Crocefiechi, Pian dei Grilli (spuntino…), Piani di Praglia. Sin qui ci segue un accenno di pioggia, che aumenta non appena usciamo dal Rifugio la Chellina a Praglia, dopo un ‘piattino’ di ravioli al ragù. Da allora è sempre peggio, tanto che sul Passo del Faiallo prendo la testa del mio gruppo e li guido attraverso una nebbia densa quanto una meringa sino ad Urbe. Ci giungono notizie che le condizioni meteo dietro di noi stanno peggiorando rapidamente. Intanto si prosegue per il Colle del Giovo, Colle di Melogno sino a Calizzano. Siamo in perfetto orario, nonostante l’acquazzone che ci segue da dopo il Faiallo.

Dato il meteo tremendo, gli organizzatori decidono di sospendere la gara qui a Calizzano, anche perché i concorrenti sono sparsi ormai su circa 3 ore di strada e l’assistenza, le staffette, i marshal in moto ed i 3 medici motociclisti non riescono a garantire un’adeguata copertura di sicurezza.

Si noti che a Calizzano incontro inaspettatamente e con estremo piacere Yaya e Maxfrancesco, conosciuti al corso in ottobre, che mi accolgono affettuosamente, riempiendomi di domande: li convinco a partecipare il prossimo anno!

Ultimo timbro quindi e poi in un’ora arriviamo ad Alassio, passando per Bardineto, Colle Scravaion e lo stupendo Castelvecchio di Rocca Barbena.

In centro a due passi dal mitico Muretto ci aspetta la gloria del traguardo. Sotto gli sguardi dei pochi turisti e degli alassini tutte le moto vengono radunate accanto alla passeggiata sul lungo mare, mentre i concorrenti si scambiano pacche sulle spalle (fradice d’acqua piovana…) e numeri di telefono per mantenersi in contatto. Purtroppo l’attesa festa con buffet organizzata dal comune non s’è potuta tenere causa tempo davvero novembrino. Alla cena di gala ci si è però rifatti: solite pietanze succulente innaffiate da ottimo vino, in abbondanza. Tanto, causa pioggia, siamo arrivati al ristorante del porto tutti a piedi o in taxi: davvero dei duri motorrader!!!

Nello stesso locale, la domenica, si tiene la premiazione. Nell’aria c’è un non so che ‘di impresa’, qualcosa che collega tutti noi con un filo invisibile, un collante che è fatto di passione, amore ed amicizia. Gli applausi però mi paiono già carichi di rimpianto e malinconia: siamo alla fine e manca tutto un anno alla prossima 20000 pieghe. Poi guardo meglio: è concentrazione; ognuno in cuor suo sta già pensando a come far meglio e con che moto. Ragazzi la sfida 2011 comincia da subito!

 

Teo

Profilo Autore: Curteo

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