VIaggio sull'isola di Man - TT
Scritto da Ivano
Salve a tutti!
Approfitto dello spazio su Ruote in Piega per raccontarvi il mio primo TT, ovvero il Tourist Trophy sull’isola di Man.
Andare lì a vedere le gare, era un mio desiderio da anni e quest’anno si è creata finalmente l’opportunità! Anzi, a dire il vero tutto è iniziato l’anno scorso. Per prenotare il traghetto dall’Inghilterra all’isola di Man infatti, bisogna muoversi già un anno prima se si vogliono vedere le gare. Chi aspetta, si prende quello che rimane, rischiando però di riuscire a vedere solo le prove e a volte neanche quello!
Ecco il sito per la prenotazione dei traghetti: Traghetti .

Noi siamo arrivati sull’isola il primo giorno di gare e siamo ripartiti la sera del sabato successivo. Le gare infatti finiscono il venerdì con la categoria Senior e la tradizionale festa sul lungomare di Douglas la sera, con tanto di spettacolo pirotecnico.

Per il viaggio di andata abbiamo cercato di evitare il più possibile l’Inghilterra. E’ una noia mortale, - tutta autostrada - e per di più le autostrade inglesi sono molto trafficate. Abbiamo quindi deciso di prenotare il traghetto Rotterdam-Hull.
Sbarcati a Hull, ci siamo diretti verso la costa occidentale, a Heisham. Anche in questo caso, abbiamo evitato Liverpool. Molto meglio andare verso Heysham che è una città piccola, pratica da girare e con dintorni (monti Pennini) molto graziosi. Al porto di Rotterdam ci siamo trovati insieme a centinaia di bikers di tutto il Centro Europa. L’atmosfera è stata di grande amicizia.
Una volta sbarcati in Inghilterra, abbiamo cominciato a capire l’importanza della gara sull’isola per i britannici. Fermi ad un ristoro, siamo stati anche avvicinati da diverse persone che ci hanno chiesto informazioni sul nostro paese di provenienza e ci hanno spiegato che anche loro sarebbero stati sull’isola nei giorni successivi: molti erano veterani che seguono il TT da 30-40 anni.
Al traghetto Heysham-Douglas, l’atmosfera che abbiamo trovato è ancora più da gara. Abbiamo fatto amicizia con bikers che ne sanno di ogni. Appena sbarcati a Douglas, ci siamo ritrovati nel mezzo della gara! Dal traghetto infatti a circa 2 km di distanza, la strada era già sbarrata. Abbiamo mollato subito le moto (lasciando su tutto nessuno tocca nulla) e ci siamo ritrovati al quarter bridge, la staccata che arriva dopo circa 2 km di discesa dopo la partenza, nonché sede dell’omonimo pub. Abbiamo trovato appassionati di tutte le età, famiglie al completo e perfino anziani in carrozzina che sorseggiavano il tè. Radio Manx aggiornava costantemente sulla gara e l’atmosfera era incredibile, come se ci fosse la febbre nell’aria…
Nel frattempo era in corso la gara dei sidecar.

Più tardi ci siamo diretti verso la casa di Alan, un mannese che mette a disposizione la sua casa per i turisti del TT. Noi ci siamo trovati davvero benissimo: la mattina sveglia e colazione mega preparata dalla moglie, poi un po’ di giochi con i loro fantastici bimbi e poi via ogni giorno verso punti diversi della pista.
Per trovare un alloggio in cui dormire, abbiamo dovuto prenotare circa 4 mesi prima.
Tutti i giorni facevamo un giro nei paddock ed abbiamo anche fatto amicizia con Stefano Bonetti, unico pilota italiano al via: bergamasco di Castro, sul lago d’Iseo e naturalmente manico da paura che con pochi soldi e nessun aiuto dalla Federazione - che poi si riempie la bocca parlando del prestigio del TT - , ha deciso di partecipare alla gara. Lasciamo perdere.

Lui era lì con il suo camper - Ducato del 92 – con il fratello e due amici, una CBR 600 del 2008 per la supersport, una Kawasaki ZX 10 nuova di serie per Superbike, Stock e Senior. Sentirlo parlare affascina. In più di dieci punti del circuito con la mille è costantemente al limitatore in sesta! Vuol dire passare in mezzo ai paesi a 300 e passa. Vederlo fare dal vivo, su un muretto, lascia sbigottiti. Le gare sono molto pericolose. Qui non c’è via di fuga ed anche quest’anno ci sono stati diversi morti.
Stefano ci parla prima della gara delle supersport, quando si è ritrovato il motore della moto di un pilota irlandese in mezzo alla pista. Il pilota purtroppo è deceduto e alla radio parlavano di un serious accident. Qua è cosi. Se accetti di correre, sai qual’è il rischio.
Stefano ci parla poi delle moto: la BMW S 1000 va da paura ed ha un controllo trazione super. La Kawa 2011 va come la BMW, solo un po’ meno sugli 8-9000 giri, è un po’ più maneggevole ed ha una meccanica leggermente meno robusta. Aprila non va per niente, quella di serie. Honda, Suzuki e Yamaha si equivalgono. Discorso a parte per la Honda del leader MC Guinnes con Traction control dedicato per la strada ed erogazione pulita che ti permette di aprire prima e tutto. Tutte cose che vedevamo coi nostri occhi (e orecchie!).
La pista è lunghissima, circa 60 km. Per andare forte devi conoscerla a memoria.Vietato sbagliare. Le condizioni meteo e dell’asfalto variano molto da zona a zona. Puoi avere il sole a Douglas e un nebbione o pioggia sul mountain che quest’anno era aperto al traffico privato tutti i giorni.

Non c’era il classico mad sunday. Noi il giro ce lo facciamo tutti i giorni dopo le gare. La prima volta vado di conserva, le seguenti vedo i 200 ed ero con un endurona. Parecchi con le stradali ci superano,sicuramente sui 260-270. Alcuni non vanno molto di meno dei piloti di bassa classifica! Pure in curva, visto di persona.
Un giorno vediamo pure la gara dalla tribuna centrale: il Grand Stam - anch’esso prenotato prima – e posso dire che solo andare lì da l’idea reale di cosa sia il TT. Aggiungo che l’isola è bellissima a prescindere dalla gara. Ho un bellissimo ricordo, ci tornerò.
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