Inventarsi crossisti per un giorno.

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Scritto da Giada

Perchè la domenica mattina del primo novembre non si rimane a letto sotto le coperte, ma ci si sveglia alle 07.00?

Per andare a fare una 3 ore a coppie di motocross, con una moto che non è da cross!  Risata

Con un bellissimo, quanto non adatto LC4 del 1997!

Gli organizzatori hanno diviso la gara in 2 categorie: quelli "veri e seri" con i 2 tempi o gli enduro specialistiche, e quelli con le "BIG" bicilindriche o mono non specialistiche.

Essendo l'unica ragazza in gara, mi permettono di gareggiare con le BIG anche se i quasi 150kg dell'lc4 teoricamente non bastano per tale etichetta.

La partenza è in linea, teoricamente come la 24 ore di Le Mans dove ogni pilota raggiunge la moto di corsa e la accende, poi visto che le "vaccone" non stavano impiedi da sole, mani sul casco e pronti Via!

 

Via a cosa?

Ad una gara che si basa sul numero totale di giri che la moto compie allo scadere del tempo. Siamo io e Davide in squadra, uno scende l'altro sale quando si avverte la stanchezza che la fa' da padrona... DIVERTENTISSIMO il momento del cambio! :D

foto inventarsi crossisti

 

(qua' in chiacchiera con gli altri piloti)

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Op Op Op

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Come dicevo, si parte in linea dal lato del fettucciato enduro: un campo adibito a fettucciato appunto, parecchio tortuoso e lento, ma divertente perchè non c'erano difficoltà particolari.

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All'uscita del fettucciato si entra con un dosso nel campo da cross. Non si ha velocità, perchè il dosso è subito dopo una curva per cui non si salta un granchè... E meno male, con le vaccone rischieresti di spaccare tutto all'atterraggio.

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Dopo di che inizia il giro nel campo da cross che si riconclude tramite una curiosissima variante nuovamente nel fettucciato enduro. Il percorso conta quasi 5minuti a giro, decisamente lungo!

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Al mattino appena partiti la pista era ancora bagnatissima, in alcune parti c'era del vero e proprio fango e l'andatura ne ha risentito particolarmente, poi nel corso dei minuti e dei passaggi delle moto si son scavati i canali di appoggio e la pista asciugandosi è diventata più veloce e divertente e sicuramente meno faticosa.

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Che dire?

Mi son divertita come una bambina, anche nel Paddock con il trasponder e il numero, mi son sentita quasi "seria"!!!

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la cosa più bella ovviamente però la compagnia degli amici e la salamella alla fine hihihihi

 

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Giada

 

 

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Erzberg 2009

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Scritto da Giada

 

L’Erzberg è la più grande gara di enduro d’Europa.

 

Si vive per 3 giorni in una cava in Austria, insieme a 1500 riders da tutto il mondo con i quali condivedere la passione del tassello.

 

Si vive fuori dal mondo, in mezzo alla tendopoli, alle moto e ai motori 2 tempi che rendono a tratti impossibile ogni comunicazione verbale… Il fumo dei burn-out, la polvere, l’odore della griglia e la birra che scorre a fiumi. Per uno non appassionato, scendere negli anelli della cava è come scendere nelle bolge dell’inferno: per me è il paradiso.

Un paesino tranquillo di montagna: Eisenerz viene pacificamente invaso dai motori, le persone vengono a fare il tifo, l’elicottero riprende la gara e i mega schermi trasmettono le immagini. E’ un gioco, è un grande parco giochi per adulti.

 

 

 

 

Si fa il check pre-gara, si ritirano i numeri e il trasponder e si inizia a guardare il percorso.

L’Erzberg Prologo non è in termini assoluti difficoltoso come tracciato, ma è straordinariamente veloce… ed è questo che fa salire la tensione: non si puo’ sbagliare a quelle velocità.

Alle ore 12.00 di Venerdi’ la prima Manches.

 

Sono agitatissima alla partenza, sebbene mi distragga con Davide e altri amici, la tensione si taglia con un coltello. Si è incolonnati uno dietro l’altro, il primo giudice di gara legge la tabella porta numero e confronta il tuo viso con quello della fotografia all’atto dell’iscrizione.

Ci sono ancora 5\6 moto davanti e vedi la rampa metallica: quella rampa che in salita ti porta all’arco RedBull della partenza.

Quello davanti a me parte, il secondo giudice di gara mi fa segno di salire “-20 secondi allo start” penso. Neanche il tempo di pensare a cosa devo fare che sento “GO!”.

 

Giada

 

L’Erzberg è iniziato: 13 km di risalita per la cava da compiere nel minor tempo possibile. La prima curva è piena di folla, ci arrivi con la terza piena e hai paura di stenderti subito perché non sai quanto tiene il terreno o quanto prima occorra frenare.

Passata la prima, vado alla caccia di quello che è partito 20 secondi prima di te, ad ogni curva esco cercando di trovare la sua polvere tra l’incitare continuo del pubblico: a loro non importa chi tu sia... il tifo è pazzesco già solo per il fatto che sei li’.

 

sempre Giada

Rampa su rampa agguanto il precedente, lo seguo, ma non posso stare in scia, lancia dei sassi tremendi e le braccia diventano livide. Poi accade quello che non ti aspetti, la moto ha un vuoto, il tornante si avvicina, e a metà tornante, proprio quando le chiedo i cavalli per uscirne: POT. Colpo secco. Si spegne e finisco a terra. Finita la benzina, dovevo rigirare il rubinetto sulla riserva.

Un’attimo che sembra eterno, vado per rialzare l’africatwin, l’adrealina non mi fa sentire il peso: ma c’è un problema: ho rotto la leva del freno anteriore… finisco l’ultimo km di gara con un po’ di delusione, ma quando son di nuovo su’ – con la bandiera a scacchi - riesco a guardarmi attorno e tutto passa. Un panorama mozzafiato, 800 metri di dislivello in 14 minuti e non vedi niente che non sia polvere e il tracciato; solo in cima ti rendi conto in che posto fantastico sei. La ridiscesa alla base, la si effettua dalla parte opposta in mezzo al verde del bosco e al laghetto azzurro, la sterrata scende dolcemente.. l’ho fatta praticamente a motore spento con il sorriso da ebete stampato in faccia.

Il pomeriggio passa cercando una leva del freno di un’africa twin dell’88.

 

Alle ore 12.00 di sabato, la seconda manches.

L’adrenalina è più alta rispetto al giorno prima, forse proprio perché so quello che mi attende.

Il passaggio delle 1500 moto ha segnato sensibilmente il tracciato, la rampa più ripida è piena di buche che, prese troppo in velocità, rischiano di disarcionarti.

Stessa scena: … incolonnati….giudice con la foto…. arco RedBull….GO!

Si riparte, e da subito cerchi di battere il tempo del giorno prima. Io parto “avvantaggiata” perché avendo perso tempo a rialzare la moto se non faccio cavolate sicuramente mi miglioro.

Al primo rettilineo lungo giro completamente la manopola del gas… 70\80\90\100\110km\h e forse qualcosa di più… la tensione mi prende la schiena, le spalle, vedo i sassi più grossi, vedo le buche più profonde e le evito, ma ho paura di quello che non riesco ad anticipare.

Ad un tratto: PAAAAAMMMMM!!!! Perdo l’appoggio dei piedi sulle pedane, il petto mi batte sul manubrio, la moto scalcia, ma non cavo il gass… Batticuore e via. Ho preso una grande imbarcata, se fossi caduta in quell’istante a quella velocità mi sarei fatta un gran male, ma in quel momento non ci pensi. Il cervello si stacca quasi completamente e il cronometro se ne accorgerà.

Arrivata in cima, alla bandiera a scacchi ho quasi le lacrime di commozione. Continuo a ripetere nel casco “che figata! Che figata! Che figata!”. Ritrovo gli amici, ci si abbraccia tutti euforici, sia per il calo dell’adrenalina sia perché ne siamo usciti indenni. E’ un attimo perdere di vista il proprio limite in una gara veloce del genere.

La sera c’è la grande festa, veniamo premiati come il gruppo più numeroso in 15 anni di Erzberg: siamo 80 italiani e l’accoglienza è stratosferica. Non me lo sarei mai aspettata. “la bella Italia” ci dicono… e forse per la prima volta, provo un bell’orgoglio a veder sventolare la bandiera Italiana in mezzo alla gente.

Musica.. birra.. gente da tutto il mondo, l’Erzberg Party va avanti e nel frattempo escono le classifiche, un po’ “storta” vado a vedere… e li’ la sorpresa: 46esimo posto assoluto nel bicilindrico e il tempo è il migliore delle italiane di ogni cilindrata….

 

MICA MALE QUESTO ERZBERG, IL PROSSIMO ANNO SI REPLICA… perché

 

NO ERZBERG, NO PARTY!!!

 

ancora Giada

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Fettucciato di Carnevale

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Scritto da Giada

Domenica 01 marzo in quel di Bologna c’è stato, come da tradizione, il Fettucciato di Carnevale.

 

Una bella occasione per radunare ai primi soli stagionali un gruppo di fuori stradisti tutto da ridere…

Potevo mancare? Risata

 

Modalità di gara tipica da fettucciato: 3 manches con somma dei tempi e merito al Best Lap. Ma a dirla tutta in questa occasione un fattore fondamentale è stato l’autoironia e i costumi dei partecipanti...

La manifestazione ha previsto sia una categoria mono (2 o 4 tempi), che una categoria bicilindrica dove la maggior parte son state le sempre magnifiche Africa Twin!

Qua possiamo vedere nella mischia, la sottoscritta farfallosa, Clamore –il terribile arabo- con il 990, e -la coccinella oversize – Alieno sempre con la sua RD03.

Fettucciato che al primo colpo d'occhio si presentava piano.....

Ma le sorprese son dietro l’angolo, soprattutto se il mal tempo imperversa. Ed ecco che un argine di un canale diventa una fossa di fango con 0 aderenza.

Giornata estremamente positiva, per dare una dimensione più “scherzosa” di quello che è l’enduro. Vivere la moto e il fuoristrada per stare assieme e per farsi 4 risate… e mettere per una volta da parte il cronometro.

Vi lascio con un paio di scatti della sottoscritta in movimento!

Alla prossima!

Profilo Autore: Giada

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In off sulle Alpi Francesi

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Scritto da maury

 

Quando si parla di fuoristrada le prime cose cui si pensa sono il fango, la fatica e lo sporco.
Fortunatamente un giro in “off” (come in gergo viene chiamato) può essere anche altro che non ritrovarsi a sera stanchissimi e ricoperti di fango da capo a piedi: può essere una piacevole alternativa ad un percorso stradale e farci scoprire paesaggi stupendi, molto vicino a noi e che il più delle volte restano sconosciuti e nascosti.
E’ il caso dei “nostri” giri, fatti di puro divertimento, di amicizia e di un po' di spirito di avventura.

 


Voglio raccontarvi di un fine settimana passato tra i boschi e le vette francesi.
Come in ogni viaggio che si rispetti, si inizia col famigerato trasferimento, i km di autostrada necessari per arrivare all’inzio del giro vero e proprio. L’appuntamento è al casello di Avigliana est, in piena Val Susa, alle spalle di Torino.
Siamo tutti e cinque puntuali e velocemente ci spostiamo a Susa, il centro principale della Valle, dove dopo una salita ripidissima, fatta di tornanti stretti, inizia il vero e proprio tragitto off-road.
Ci troviamo all’imbocco della famosa strada sterrata del Colle Delle Finestre (così chiamata perché è una vera finestre tra due valli), una strada larga, veloce e semplice, percorribile con qualsiasi moto, anche stradale, e che proprio per questo richiede tutte le attenzioni di una vera e propria statale, con autovetture, mountain bike e pedoni.
In cima si gode di un paesaggio incredibile che, come dicevo all’inizio, se ci si limita all'asfalto rimane invisibile.
Ora si scende un poco verso valle per poi risalire nuovamente verso il colle Dell’Assietta, altro sterrato semplicissimo con panorama unico, che ci porta a circa 2400m di altitudine.
Scendiamo velocemente lungo le vaste piste da sci che in questo periodo si trasformano in larghe strade che terminano a Salbertrand , nei pressi di Salice D’Ulzio; un po’ di benzina e poi di nuovo in salita lungo un fitto bosco che si dirada velocemente, facendo largo ad imponenti monti; è tutto un dedalo di strade sterrate, alcune vietate (ed è bene rispettare tali divieti , sia per noi ma soprattutto per l’ambiente che ci ospita), altre libere, che sembrano salire dirette verso le cime di questi monti.
Nel frattempo comincia a farsi sera, bisogna trovare un posto per dormire!
Arriviamo ai piedi di una chiesetta alpina, con vicino una stalla ed un bellissimo laghetto: siamo arrivati al lago nero , ai piedi del rifugio Capanna Mautino. E’ un posto incantevole, stupendo per passare la notte... prepariamo le nostre tende al bordo del laghetto, ci rilassiamo un attimo prima di recarci al rifugio per la cena.
La serata passa in un baleno, intorno ad una tavola dove regna sovrana l’allegria ed un fortissimo legame di amicizia, immancabilmente accompagnato da un buon vino, tanto dopo cena ci attendono il sacco a pelo ed un cielo stellato. La notte in tenda passa veloce ed all’alba siamo già tutti svegli (grazie al sole che filtra in tenda;) ad osservare il levare il sole; ci rimettiamo in marcia verso le 7.30; a quest ’ora i monti sono ammantati da un’atmosfera surreale, un colore dorato li ricopre completamente.
Arriviamo al confine francese di Monginevro, dove facciamo colazione ed aspettiamo altri 2 ragazzi che si uniscono al gruppo. Adesso siamo in 7 .
Ripartiamo per Briancon. Appena superata la città fortificata, inizia una lunga strada sterrata che passa parallela alla statale N94 di Embrun.
Qui il paragone tra la statale e il nostro percorso è veramente impari: costeggiamo vette, lunghi prati che si alternano a boschi, cascate naturali, il tutto non al di sotto dei 1800-2000 metri: un panorama favoloso. Lungo la statale non avremmo mai scoperto ciò che si cela pochi km più in là e che ci si svela qiando scolliniamo: dall’alto si vede il Lago Serre Poncon, uno spettacolo incredibile.
Dobbiamo scendere ad Embrun per il pranzo: un panino per noi e benzina per le moto, una bevanda fresca e poi via di nuovo verso i monti.
Costeggiamo a valle il famoso colle della Bonette, e subito dopo si risale lungo una larghissima pista da sci con tanto di seggiovia sopra le nostre teste, anche in questo caso le strada è larga, semplice e percorribile anche dai meno avvezzi al fuoristrada; si procede piano, lo spettacolo è unico e vale la pena di goderselo fino in fondo.
E' ora di salire verso il famoso tunnel del Parpaillon, galleria lunga un centinaio di metri che attraversa il monte, un passaggio obbligato per passare da una valle ad un’altra a quota 2600 metri.
Troviamo subito un piccolo campeggio, montiamo le tende, doccia veloce e poi in paese, per la meritata cena.
Auron è una vera sorpresa, borgo piccolo ma con molta vita, tanti locali, capitiamo in piena festa del paese, il giusto completamento di una giornata speciale.
Arriva infine la domenica, bisogna ritornare. Ci dirigiamo (su strada questa volta) verso Isola per la colazione.
Si risale verso il Colle di Lombarda, molto bello ma molto, troppo traffico, forse non ci eravamo più abituati.
Rientriamo in Italia, ma ci resta ancora un tratto in mezzo ai monti da fare, come antipasto per il pranzo: saliamo verso il Colle di Fauniera e una volta arrivati sul Colle Valcavera si apre dinanzi a noi una vallata maestosa che porta al rifugio Gardetta. Il tempo si è fatto un po’ cupo e fresco ma nessun problema, si procede diritti sino al rifugio ed è il momento per una meritata polenta concia e bagna cauda…
Ripartiamo, scendiamo a valle verso Busca: è il momento, ahimè, di salutarci.
Sono stati tre giorni intensi, passati troppo in fretta, ma senza dubbio ci ritroveremo presto e ripeteremo altre avventure fatte di amicizia, allegria e tanto, tantissimo divertimento.

 

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30-31 agosto, Summer Enduro Fest

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Scritto da Giada

Per gli amanti delle 2 ruote in fuoristrada, nel WE del 30-31 agosto in pronvincia di Lodi si terrà la "Summer Enduro Fest".

 

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Profilo Autore: Giada

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