Erzberg 2009
Scritto da Giada
L’Erzberg è la più grande gara di enduro d’Europa.
Si vive per 3 giorni in una cava in Austria, insieme a 1500 riders da tutto il mondo con i quali condivedere la passione del tassello.
Si vive fuori dal mondo, in mezzo alla tendopoli, alle moto e ai motori 2 tempi che rendono a tratti impossibile ogni comunicazione verbale… Il fumo dei burn-out, la polvere, l’odore della griglia e la birra che scorre a fiumi. Per uno non appassionato, scendere negli anelli della cava è come scendere nelle bolge dell’inferno: per me è il paradiso.
Un paesino tranquillo di montagna: Eisenerz viene pacificamente invaso dai motori, le persone vengono a fare il tifo, l’elicottero riprende la gara e i mega schermi trasmettono le immagini. E’ un gioco, è un grande parco giochi per adulti.

Si fa il check pre-gara, si ritirano i numeri e il trasponder e si inizia a guardare il percorso.
L’Erzberg Prologo non è in termini assoluti difficoltoso come tracciato, ma è straordinariamente veloce… ed è questo che fa salire la tensione: non si puo’ sbagliare a quelle velocità.
Alle ore 12.00 di Venerdi’ la prima Manches.
Sono agitatissima alla partenza, sebbene mi distragga con Davide e altri amici, la tensione si taglia con un coltello. Si è incolonnati uno dietro l’altro, il primo giudice di gara legge la tabella porta numero e confronta il tuo viso con quello della fotografia all’atto dell’iscrizione.
Ci sono ancora 5\6 moto davanti e vedi la rampa metallica: quella rampa che in salita ti porta all’arco RedBull della partenza.
Quello davanti a me parte, il secondo giudice di gara mi fa segno di salire “-20 secondi allo start” penso. Neanche il tempo di pensare a cosa devo fare che sento “GO!”.
L’Erzberg è iniziato: 13 km di risalita per la cava da compiere nel minor tempo possibile. La prima curva è piena di folla, ci arrivi con la terza piena e hai paura di stenderti subito perché non sai quanto tiene il terreno o quanto prima occorra frenare.
Passata la prima, vado alla caccia di quello che è partito 20 secondi prima di te, ad ogni curva esco cercando di trovare la sua polvere tra l’incitare continuo del pubblico: a loro non importa chi tu sia... il tifo è pazzesco già solo per il fatto che sei li’.
Rampa su rampa agguanto il precedente, lo seguo, ma non posso stare in scia, lancia dei sassi tremendi e le braccia diventano livide. Poi accade quello che non ti aspetti, la moto ha un vuoto, il tornante si avvicina, e a metà tornante, proprio quando le chiedo i cavalli per uscirne: POT. Colpo secco. Si spegne e finisco a terra. Finita la benzina, dovevo rigirare il rubinetto sulla riserva.
Un’attimo che sembra eterno, vado per rialzare l’africatwin, l’adrealina non mi fa sentire il peso: ma c’è un problema: ho rotto la leva del freno anteriore… finisco l’ultimo km di gara con un po’ di delusione, ma quando son di nuovo su’ – con la bandiera a scacchi - riesco a guardarmi attorno e tutto passa. Un panorama mozzafiato, 800 metri di dislivello in 14 minuti e non vedi niente che non sia polvere e il tracciato; solo in cima ti rendi conto in che posto fantastico sei. La ridiscesa alla base, la si effettua dalla parte opposta in mezzo al verde del bosco e al laghetto azzurro, la sterrata scende dolcemente.. l’ho fatta praticamente a motore spento con il sorriso da ebete stampato in faccia.
Il pomeriggio passa cercando una leva del freno di un’africa twin dell’88.
Alle ore 12.00 di sabato, la seconda manches.
L’adrenalina è più alta rispetto al giorno prima, forse proprio perché so quello che mi attende.
Il passaggio delle 1500 moto ha segnato sensibilmente il tracciato, la rampa più ripida è piena di buche che, prese troppo in velocità, rischiano di disarcionarti.
Stessa scena: … incolonnati….giudice con la foto…. arco RedBull….GO!
Si riparte, e da subito cerchi di battere il tempo del giorno prima. Io parto “avvantaggiata” perché avendo perso tempo a rialzare la moto se non faccio cavolate sicuramente mi miglioro.
Al primo rettilineo lungo giro completamente la manopola del gas… 70\80\90\100\110km\h e forse qualcosa di più… la tensione mi prende la schiena, le spalle, vedo i sassi più grossi, vedo le buche più profonde e le evito, ma ho paura di quello che non riesco ad anticipare.
Ad un tratto: PAAAAAMMMMM!!!! Perdo l’appoggio dei piedi sulle pedane, il petto mi batte sul manubrio, la moto scalcia, ma non cavo il gass… Batticuore e via. Ho preso una grande imbarcata, se fossi caduta in quell’istante a quella velocità mi sarei fatta un gran male, ma in quel momento non ci pensi. Il cervello si stacca quasi completamente e il cronometro se ne accorgerà.
Arrivata in cima, alla bandiera a scacchi ho quasi le lacrime di commozione. Continuo a ripetere nel casco “che figata! Che figata! Che figata!”. Ritrovo gli amici, ci si abbraccia tutti euforici, sia per il calo dell’adrenalina sia perché ne siamo usciti indenni. E’ un attimo perdere di vista il proprio limite in una gara veloce del genere.
La sera c’è la grande festa, veniamo premiati come il gruppo più numeroso in 15 anni di Erzberg: siamo 80 italiani e l’accoglienza è stratosferica. Non me lo sarei mai aspettata. “la bella Italia” ci dicono… e forse per la prima volta, provo un bell’orgoglio a veder sventolare la bandiera Italiana in mezzo alla gente.
Musica.. birra.. gente da tutto il mondo, l’Erzberg Party va avanti e nel frattempo escono le classifiche, un po’ “storta” vado a vedere… e li’ la sorpresa: 46esimo posto assoluto nel bicilindrico e il tempo è il migliore delle italiane di ogni cilindrata….
MICA MALE QUESTO ERZBERG, IL PROSSIMO ANNO SI REPLICA… perché
NO ERZBERG, NO PARTY!!!



